26
Giu
09

“N – A – N – O”. 1° e 2° capitolo

fumetto - variante22

IL CAMBIAMENTO ARDE DA SEMPRE NEL CUORE DEGLI UOMINI

TALVOLTA ESSO GENERA POTERE………E IL POTERE CORROMPE…CAUSANDO VITTIME

RIPRISTINARE L’EQUILIBRIO RICHIEDE SEMPRE UN SACRIFICIO.

QUAL’E’ IL POSTO DI MIRA IN TUTTO QUESTO?

1° Capitolo

Quella città non le era mai sembrata tanto complicata e vorticosa con i suoi innumerevoli intrecci di vie, l’aria salmastra si faceva sentire sempre di più e l’ avvolgeva da ogni punto della città, quell’aria e quell’odore che tanto rassicuravano Mira.
Gli occhi di Mira ruotavano velocemente intorno anche a causa del passo veloce della mamma che la teneva in braccio, forse per accelerare il passo, lei era piccola non avrebbe mai potuto sostenere il suo passo da adulta. La mamma però sembrava spaventata, aveva il fiatone eppure ogni tanto le volgeva uno sguardo di interessamento, sembrava chiederle con gli occhi:”tutto bene piccola mia?” Allora lei, la sua piccola Mira si tranquillizzava e si lasciava trasportare dalle sue braccia come in una potente ninna nanna.

”Ancora un po’ Mira e siamo arrivate, nessuno potrà più farti del male, te lo giuro!” I capelli rossi della donna erano scarmigliati dalla corsa, il viso stanco e provato metteva in evidenza ancor più i segni di sofferenze passate, ma ciò nonostante era ancora una bella donna.

fumetto - variante22

Intanto si ritrovarono quasi senza accorgersene dal quasi anonimato dei vicoli ad una immensa e illuminata piazza abitata da una miriade di volti, di voci, di clacson, di risa, di parole confuse che si trasformava in uno stimolante caos cittadino.
Sullo sfondo si stagliava una enorme fontana che troneggiava al centro della piazza, questa raffigurava la sagoma di un uomo proteso ad afferrare uno strano oggetto esagonale, il getto d’acqua che ne scaturiva rassicurava e rilassava, alle spalle della fontana la stazione, la loro meta…la loro salvezza!
La donna si guardava intorno, quanta vita  c’era in quella piazza pensava: un centro direzionale efficiente e rumoroso e oltre, dopo la stazione che cercavano di raggiungere si trovava la prima di tre immense torri ancora in costruzione, un progetto che avrebbe portato all’isola artificiale nuova linfa vitale, anche se queste significavano il lento disfacimento dei vecchi edifici della città, tutta la popolazione sarebbe stata assorbita nel tempo dalle tre torri. Tutto ciò anche grazie al notevole contributo della nanotecnologia di cui l’isola era già un punto nevralgico al mondo sullo studio delle nano macchine.

Quella costruzione di vetro e acciaio insieme alle altre due avrebbe sovrastato la città come un potente guardiano vigile e sempre attento.
La donna si fermò qualche istante per riprendere fiato, posò giù la sua piccola Mira, le si inginocchiò sistemandole il vestitino e rimboccandole il cappotto, osservò con una strana riverenza il ciondolo che la piccola portava al collo, aveva la forma che ricordava due balloon separati al centro da un ellisse, sembrava enorme e pesante addosso alla sua bambina che però lo portava tranquillamente.
La donna si rialzò, un ultimo sguardo furtivo intorno a se ed era pronta a ripartire, di fronte distante circa 400 metri la stazione, la loro meta, ricominciò il cammino frenetico, ormai mancava davvero poco, quando la donna si sentì improvvisamente strattonare da Mira, sulle prime cercò di non darle retta ormai erano quasi arrivate non aveva senso fermarsi proprio in quel momento ma Mira insisteva e tirava, tirava.
“Tesoro lo so che sei stanca, ti prego ancora un po’ di sforzo e poi ci riposeremo sul treno, ti piace il treno no?” Ma Mira non l’ascoltava, aveva lo sguardo fisso davanti a lei verso un punto preciso, i suoi occhi guardavano altri occhi che la scrutavano con molta attenzione, occhi neri, vitrei. Seguendo lo sguardo di Mira, la donna vide anche lei l’austera figura ritta dinanzi a loro, un uomo alto con un cappotto lungo e scuro era fermo, immobile tra la fontana e la stazione e le osservava.

“Mira cara dobbiamo tornare indietro, mi sa di aver dimenticato una cosa importante…dai ti port…”la donna si voltò verso la bambina e quasi urlò nel ritrovarsi alle spalle un’altra sinistra figura, era una donna alta, con i capelli raccolti e fasciata anche lei in un lungo cappotto blu scuro.
La donna rimase impietrita, il sangue le si gelò nelle vene, tentò di indietreggiare ma si accorse che l’uomo nella piazza velocemente le aveva raggiunte, erano in trappola.
L’altra donna posò una mano sulla testa di Mira che non si mosse, la bambina continuava a fissare la madre in preda al terrore.
“Chi siete?…Vi prego lasciateci andare, voi,  voi non sapete cosa state facendo, non sapete chi sia mio marito in realtà e quello di cui è capace!”
“Invece sappiamo tutto signora, per questo siamo venuti a riprendere Mira! Lei è nostra!” L’uomo misterioso calò le sue parole come una scure tagliente per la donna che decise istintivamente di reagire, non poteva assolutamente permettere che prendessero la sua piccola Mira, glielo avevo promesso e le promesse di una madre vanno mantenute. Diede un improvviso spintone all’uomo accanto a se cercando di farsi spazio per scappare ma c’era ancora l’altra donna che afferrò subito Mira per una mano iniziando a tirarla con dolce fermezza, l’uomo intanto tratteneva la donna per un braccio serrando il pugno fino a farle male, lei provò ugualmente a colpirlo con l’altro braccio ma ottenne solo un sonoro schiaffo che per qualche secondo la stordì completamente.

Mira nell’ osservare la madre venire colpita, cercò di liberarsi a sua volta dalla stretta dell’altra donna, in quegli istanti confusi i passanti erano incuriositi dalla situazione, si fermavano, rallentavano ma nessuno faceva nulla per intervenire, eppure c’era una bambina evidentemente in pericolo.
Mira si agitava, voleva liberarsi e correre dalla madre, l’uomo a quel punto vide il ciondolo al collo della bambina e ne fu come ipnotizzato, per i primi secondi quasi non riusciva a credere che la bambina avesse quel ciondolo, poi ne fu come rapito, quasi imbambolato, corse verso Mira, lo doveva avere assolutamente, tese la mano verso il collo della piccola pronto a strapparglielo se fosse stato necessario, era attratto magneticamente come da una calamita, erano due poli opposti che si attraggono irrefrenabilmente.
La mamma di Mira intanto si era liberata e si era ripresa dalla lotta con l’uomo, corse subito verso la piccola che aveva di nuovo la stessa espressione di pochi minuti prima quando aveva cominciato a fissare l’uomo nella piazza, lo stesso uomo che in quell’istante aveva raggiunto il suo collo, stava toccando il ciondolo e quello bastò per scatenare qualcosa che nessuno avrebbe mai osato immaginare: quel che accadde fu repentino, pochi secondi e tutto intorno cambiò.

cap 1
Una energia gargantuesca investì tutta la piazza come una enorme esplosione nucleare, tutto sobbalzava come durante un terremoto, un suono roboante e sordo circondò tutto il quartiere e la piazza compresi: tutte le persone per le strade, e nei  vicoli nelle vicinanze come pedine di una enorme scacchiera iniziarono a cadere, chi nelle case, i lavoratori sulle impalcature che precipitavano come mosche morte. Poi tutto tornò fermo, silenzioso, quel luogo prima animato e rumoroso era diventato una città morta in pochi minuti. La piccola Mira osservava la miriade di corpi attorno a se completamente avvolti da sudari di sangue, anche il corpo di sua madre e quelli dell’uomo e la donna che avevano cercato di prenderle erano nelle stesse condizioni, corpi massacrati, carni straziate, gli occhi della piccola erano quelli di un bambino che non è pienamente consapevole di quello che gli accade intorno, uno stato d’animo sospeso tra l’incredulità e lo smarrimento, i suoi pensieri furono distolti da un’ombra scura che la raggiunse sovrastandola, Mira alzò lo sguardo e vide  un fumo grigiastro raccolto su di se, quel fumo era striato di rosso, quando le caddero sul viso alcune gocce, erano macchie di sangue che come una lieve pioggia le imbrattarono il volto.

Fine

2° Capitolo

37 anni dopo…

Rabbia, dolore, dubbi, questi i sentimenti che la donna sentiva nel momento in cui sfogliava come ogni mattina l’e-magazine sul suo pc, toccava delicatamente lo schermo e le tornava alla memoria l’articolo in prima pagina di un fatto avvenuto 37 anni prima, una pagina ormai ingiallita e attaccata alla parete come un post-it dell’anima che ancora bruciava. L’articolo imputava quella devastante onda d’urto che aveva devastato un’area di circa 5 km della mega isola artificiale nella Vecchia Europa, ad un attacco terroristico, ormai ogni evento cosi catastrofico e tragico veniva imputato al terrorismo, era sempre la prima spiegazione che saliva alla mente.
Dopo 37 anni la giovane donna però sapeva, ma intanto leggeva quello che riportava il magazine quella mattina presto:”l’unica sopravvissuta a quel tragico evento è morta 5 giorni fa. Oggi ci sarà un discorso di commemorazione in Piazza delle Scienze.” Spense il pc, si alzò dalla scrivania, nel silenzio del luogo il frusciare della sua vestaglia era l’unico suono, a piedi nudi passò da una stanza all’altra del lussuoso quanto intricato appartamento pieno di ampie stanze, tanto lussuoso quanto un po’ gelido, solo lo stretto necessario adornava l’arredo qua e la, ma tutto di ottima qualità.
Entrò in camera da letto dove troneggiava un enorme letto, di fronte un armadio con le porte scorrevoli occupava quasi l’intera parete, vi era poi uno specchio a figura intera e sullo sfondo una portafinestra la conduceva verso il panorama mozzafiato della città trovandosi anche lei in una delle tre torri.

fumetto - variante22
La figura femminile si avvicinò all’armadio da dove indossò l’unico abito collegato ad un sottile cavo, lasciò scivolare l’abito su tutto il corpo, era un abito tipo tunica del tutto anonimo, passò la mano sul touch screen presente nell’armadio e l’abito iniziò a colorarsi con larghe strisce verticali blu e rosse che lasciavano intravedere generosamente il seno prosperoso, la parte bassa dell’abito si accorciò fino a diventare un’attillata minigonna che scoprì le sue cosce forti e sensuali, piegando leggermente la gamba staccò il cavo che legava l’abito che si arrotolò su se stesso scomparendo all’ interno dell’armadio, aggiunse una cintura rigida alla vita poi con una leggera pressione al petto apparve un badge identificativo con una sigla, P.G.
Prese distrattamente gli stivali lunghi con zeppa, li indossò tirando un cavo in fibra ottica che legò all’orlo di uno degli stivali i quali assunsero lo stesso colore e stile dell’abito, era quasi pronta, indietreggiò mentre il cavo in fibra ottica tornò al suo posto scomparendo nell’abito.
Si guardò allo specchio, diede una sistemata alla folta chioma rossa quindi riattraversò l’appartamento fino al mobile bar dove incastonata nella parete tipo cassetta di sicurezza vi era una porticina d’acciaio, mentre operava nell’apertura della stessa, estraendone due pistole dalla pesante impugnatura, lanciò uno sguardo rapido ad una curiosa scatola trasparente ricca all’interno di vegetazione e chiusa ermeticamente, all’interno di essa un piccolo esserino dalla strana figura fece capolino rifugiandosi nuovamente in quello che sembrava un piccolo cespuglio. Sistemò rapidamente ai lati della cintura le due armi, e automaticamente si spostarono dietro la schiena cosi non la impacciavano nei suoi movimenti.

Otto in punto come sempre, lei attraversò l’atrio del 5° strato del 3° piano della Torre Direzionale, fuori dalla porta di casa si ritrovò in un vortice di gente tutte di corsa e dirette di sicuro sul loro posto di lavoro. I negozi posti su quel livello iniziavano l’apertura proprio in quel momento, Mira si lanciò nella folla sperando anche quella mattina di passare inosservata come tutte le mattine, entrò nel primo ascensore fra i 20 collocati su ogni piano, le porte si chiusero morbidamente attivando una virtuale veduta panoramica all’interno e una musichetta di accompagnamento, subito la donna sferrò il suo abituale pugno contro il pulsante di spegnimento della musica sul pannello di comando dell’ascensore, ormai l’ammaccatura era sempre più pronunciata ed evidente, prima o poi il pannello si sarebbe sfondato.
La voce sensuale dell’ascensore mise fine al solito viaggio: ”Piano terra…buona giornata!” Lei percorse l’atrio del piano terra raggiungendo una delle gallerie dove risiedevano vari uffici amministrativi, raggiunse una sala contraddistinta dal logo P.G.:”
Buongiorno Mira…sei uno sballo anche oggi!” Esordisce uno dei suoi colleghi: ”Si adesso disattivati per favore!” replicò gelida, ma l’uomo accolse il colpo con un sorrisetto di chi ben conosce il caratteraccio della donna.
Mira prese fugacemente la cartella con un fascicolo di alcune pagine al suo interno, si versò un bicchierone di caffè dalla macchinetta automatica e ripercorse nel senso opposto il corridoio, l’uomo balzò dalla sua postazione e le corse incontro :”Mira lascia almeno che ti spieghi di cosa si tratta, riguarda la conferenza di stasera…” “Avevo chiesto di spegnerti…” l’uomo cercava di starle dietro arrancando nel corridoio dove Mira si faceva strada con la sua falcata. “Qui si parla di Manfredi, la richiesta di protezione viene direttamente da lui…” La donna fermò improvvisamente il suo percorso voltandosi verso l’uomo che preso alla sprovvista si ritrovò a pochi centimetri dalla bocca di Mira. “Ho capito ho capito, mi spengo subito!”.

Tornata in ascensore che la conduceva ai piani sotterranei, Mira rilesse con veloce attenzione il contenuto del fascicolo, la richiesta di protezione arrivava effettivamente dal presidente del governo isolàno, Manfredi. Riguardava la vita di un uomo considerato il leader dei ribelli forse coinvolti nel non ancora ben definito attacco che qualcuno aveva previsto per la conferenza di quel giorno. “Ancora lui”  pensò lei. Poi chiuse il fascicolo e disse fra se e se “Ora inizi a scocciarmi!”.
L’ascensore la portò dritta in una sala piena di agenti che alla sua vista sospesero tutti gli allenamenti mettendosi sugli attenti. Assolutamente indifferente Mira si avvicinò ad una scrivania in fondo all’ ampia sala, una scrivania piena di fascicoli, un disordine allucinante ed una collezione di tazze vuote e sporche di caffè a cui aggiunse, dopo aver bevuto l’ultimo sorso, la sua tazza fra le tante. Stessa sorte per il fascicolo che si accumulò su una pila accatastata da mesi.
Mira diede le spalle ai ragazzi della sala fermandosi a riflettere per alcuni secondi lasciandoli in attesa e sugli attenti. Due ragazzi si guardarono con l’espressione di chi ormai è abituato a quel tipo di atteggiamento. Uno dei due accennò a qualcosa avvicinandosi all’orecchio del collega “oggi sembra un tantino preoccup…” le ultime parole le ingoiò e si rimise sugli attenti, la donna si era voltata improvvisamente verso di loro. “E’ arrivata la richiesta ufficiale da Manfredi, sarà la nostra squadra ad occuparsi della protezione dell’edificio durante la conferenza. Stasera ci si aspetta un attacco dal gruppo di ribelli capitanato da Tamla. Voglio un lavoro silenzioso e pulito, gli eventuali arresti dovrete comunicarli a Giulio, mi chiamerete solamente se non sarete in grado di affrontare il nemico, chiaro?!?! Ultima cosa, Tamla è mio!”

Una voce dal gruppo richiamò l’attenzione di Mira: ”Capitano! Una cosa non mi è chiara: noi cosa centriamo in questo servizio d’ordine, siamo cacciatori di taglie o sbaglio?”
“E’ un ordine e noi come cacciatori di taglie lo eseguiremo al meglio! Punto!”
La donna ripercorse l’enorme sala fino all’uscita mentre ai suoi lati gli agenti erano ancora sugli attenti. Il ragazzo che aveva parlato prima tirò fuori tutto d’un fiato la frase come per liberarsi dalle parole ingoiate qualche minuto prima: “ma ti pare che uno come Tamla avvisi in modo così plateale prima di attaccare,  durante una conferenza come quella di stasera poi!?” “Non dire stronzate Ale e pensa ad eseguire gli ordini!”.

Per la squadra Cercatori di Taglie, abituati a muoversi singolarmente e in incognito, risultava effettivamente strano agire tutti insieme  come una delle tante squadre a protezione dei civili.

continua…per la 3° e 4° puntata cliccate quì

Storia di: Angelo Di Pino

in collaborazione con: Gianluca Naccarato e Alessandro Piccione

scritto da: Giuseppe Ino

Prima copertina di: Alessandro Miracolo



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